Melodramma in due atti
di
Domenico Gilardoni
NEALA, destinata al culto del sole, soprano
IDAMORE, capo della tribù de' guerrieri, tenore
ZARETE, padre di Idamore, basso
AKEBARE, sommo sacerdote, padre di Neala, basso
ZAIDE, sacerdotessa, contralto
EMPSAELE, bramano, confidente di Akebare, tenore
CORO di bramani, sacerdoti, sacerdotesse,
baiadere, balok, trombettieri, guerrieri,
popolo, custodi del tempio, fachiri.
L'azione è presso Benarez.
Atto I
Atto II
ATTO PRIMO
Bosco foltissimo di palme. A destra dell'attore,
vestibolo del tempio di Brama. A sinistra principio di
strada che conduce a Benarez. In fondo monti, e colline.
Sorge il sole.
Scena prima
Akebare con sei Bramani discende dal tempio, e tutti
inginocchiati e rivolti al simulacro del nume, dicono:
AKEBARE e CORO
In questa a te sacrata antica selva,
dove natura più diffonde il verde,
Nume accogli il mortal, che offerto arreca
pe' conquistati allori, or che
per l'etra i suoi corsieri adduce
l'apportator d'aura feconda luce.
I sei Bramani si dividono per dare ingresso alle varie
Tribù. Akebare solo s'avanza, e fra sé ripiglia:
AKEBARE
Che giovommi il sudar su gli altari,
se il superbo Idamore ha l'impero
su le schiere, sul popolo intero,
né la fronte a me volle piegar!...
Oggi ei riede!... E fra nuovi trofei!...
Il potessi domare, annientar!...
Ma s'avanzan le turbe festive...
Creda il volgo me intento ad orar.
(si ritira nel tempio)
Scena seconda
Bramani, sacerdoti, sacerdotesse, e custodi, trombettieri e
guerrieri. Le baiadere ed i balok arrivano danzando: il
popolo, ed i fachiri arrecano le offerte al Nume.
BRAMANI, SACERDOTI e SACERDOTESSE
Al monarca sovrauman,
re de' Numi, Dio sovran,
che fia sempre, ed era già
pria che 'l tempo avess'età;
che ad un fiato, ad un respir
puote il mondo far crollar;
polve l'uomo addivenir,
corpo l'ombra ritornar;
al grand'astro che primier
su le sfere sfolgorò,
l'orbe cieco illuminò,
fu del giorno il condottier,
le stagioni variò,
al creato die' color;
al cui riso, al cui fulgor
l'universo s'animò;
danze, e giuochi, ed inni e voti,
trombe, cetre, ed oricalchi,
tutti spieghino, devoti,
il gioir d'un sì bel dì,
che fra lauri mireremo
ritornar nella cittade
vincitrici quelle spade,
che per l'Indo ognun brandì.
TUTTI
Tu mirasti il Lusitan
sciór le vele all'Ocean,
ed audace qui venir
i tuoi templi a incenerir;
discendesti, e 'l patrio acciar
di tua possa si vestì;
di nostr'armi al balenar
cadde l'oste, impallidì.
Tu ascoltasti il pio guerrier,
che smarrito t'invocò,
e 'l tuo raggio lo guidò
di vittoria pel sentier;
la tua fiamma divampò
de' tuoi figli in ogni cor,
e la destra d'Idamor
vinse, spense, trionfò.
Lode a te che nel periglio
desti invitto difensore,
che di sangue ostil vermiglio
tinse il Gange, lo salvò.
Lode a te che nel suo petto
incendesti tue scintille,
onde all'ombre a mille a mille
gli sconfitti tramandò.
I SEI BRAMANI
(dalla soglia del tempio)
Il pontefice degna
a voi mostrarsi, o popoli,
umile a lui si prostri ognun.
Tutti s'inginocchiano.
Scena terza
Akebare, infine Neala.
AKEBARE
Sorgete.
Brama, non men che l'igneo Dio, gradirà
i cantici pietosi: gl'innovate,
allor che il patrio suolo
ricalcheran le trionfanti squadre.
(discende dal tempio, e venendo innanzi)
Ma... Neala?... Che miro!...
Par che l'insegua alcun...
Neala viene dal soggiorno delle sacerdotesse, come se
fosse perseguita. Poi si ferma guarda di nuovo donde è
venuta. Si copre il volto per l'orrore. Passa dalla parte
opposta ov'è Akebare, e senza accorgersi ch'è il padre, si
tiene a lui abbracciata.
Tu tremi?... Piangi?...
Si scuote alla voce del padre, e con rispetto si scosta a
poco a poco.
Svela al supremo in fra i ministri sacri
qual ria cagion sì ti rattrista, e t'ange?...
NEALA
Orrendo sogno!... Vision tremenda!...
AKEBARE
Che mai t'apparve? Di'?
NEALA
Si. Tutti udite
Non ho forza
AKEBARE
Obbedisci.
NEALA
Inorridite:
parea che mentre l'àloe
mia destra all'ara desse,
a un tratto fosca e pallida
la sacra fiamma ardesse!...
Lunge fuggisse il tripode,
il tempio si scuotesse!...
Ahi, più non posso dir...
Mi manca già il respir!...
AKEBARE
(Un lampo a quell'accento
balena al mio desir.)
TUTTI
A quel sinistro accento
mi sento abbrividir!
(a Neala)
Prosegui. L'atro evento
tutto ne lascia udir.
NEALA
S'avventa al core un aspide,
lo squarcia, l'avvelena;
e gemebonda a un ... Paria!...
M'annoda, m'incatena!
Sfonda il terren, precipito,
dannata a eterna pena!
Ahi, che m'agghiaccia il cor
l'idea d'un tanto orror!
TUTTI
(ad Akebare)
O tu, luce del vero,
interprete del ciel,
deh, spiega un tal mistero,
sgombra l'arcano vel.
AKEBARE
(fra se)
(Porga a Idamor la mano,
sposo la stringa al sen.
Prestigio falso e vano
serva a un privato ben.)
NEALA
(fra se')
(Me, che agli altari tuoi
seppe Idamor rapir,
punisci, o Dio, se il vuoi,
ma rea non mi scovrir!)
AKEBARE
(in tuono ispirato)
Sciolta Neala, e libera
da' voti suoi, da l’are,
i Numi lei concedono
consorte ad un guerrier.
TUTTI
Ed è costui?
AKEBARE
Fia noto
allor che su l'altare
giuri obbedir me, interprete
del Divo, e sol voler.
TUTTI
(Nodo sì eccelso a stringere
non havvi che Idamore.
Ei forte, prode, ed inclito,
è d'ogni eroe maggior.)
NEALA
(Ahi, lassa! Son pur misera!
No, che non è Idamore!
Ei mai non volle cedere,
piegarsi al genitor!
Ah, che un raggio di speranza
più non veggio, non m'avanza
Oh, Neala sventurata,
e vivrai senza Idamor?
No, la vita io non desio,
se non è dell'idol mio;
solo accanto a lui respiro;
per lui solo io sento amor).
AKEBARE
(M'è pur grave ad un che abborro
dare ancor la istessa figlia!
Ahi che il core nol consiglia,
ma si renda schiavo il cor!)
TUTTI
Già fastoso vola amore,
già inghirlanda, tesse, e intreccia
colla rosa, colla freccia
la beltade, ed il valor.
AKEBARE
Gemina pompa nel gran tempio adunque
al ritornar delle vittrici insegne
a compier, sacerdoti, v'apprestate:
e l'onor del trionfo
alle temute schiere;
e 'l nodo che inspirommi da le sfere
il Nume. Intanto ogni tribù si renda
fuor de la selva, e il vincitore attenda.
Akebare co' bramani rientra nel tempio. Tutte le altre
tribù si ritirano. Neala, Zaide, e le sacerdotesse
rimangono in iscena.
NEALA
(Sì: decisi. La morte!...
Niuno, tranne Idamor, mi fia consorte!)
ZAIDE
Neala? Ah, perché mai nel dì più lieto
quel palpitar frequente, e irrequieto?
Un ridente avvenir non t'offre?...
NEALA
Oh, cara,
qual mai compenso v'ha che adegui appieno
l'età dell'innocenza,
ch'io qui trascorsi a voi compagna? Amiche,
ah, pria che v'abbandoni, (e chiuda i lumi!)
de l'amor mio ciascuna un pegno s'abbia.
Questo monile il cui lavor lodavi,
Sulla collina comparisce Zarete. La prima a scorgerlo è
Zaide.
Delide è tuo; e a te, Zaide...
ZAIDE
Un veglio!
Uno stranier!
NEALA
Le sue sembianze, gli atti
son d'uom, che d'atra pena vien consunto.
ZAIDE
Del sacro cinto oltrepassò la meta!
Tosto si rieda, o suore...
NEALA
E che? Un vegliardo
privo d'ogni difesa,
potria destarvi tema?...
Prestiamgli aita, egli compianto inspira.
Mirate: è prono al suol! Geme! Sospira!
Scena quarta
Zarete inginocchiato a piè di un idolo, e dette.
ZARETE
Tergi, o Dio di pietà, tergi 'l mio ciglio,
rendimi il caro figlio.
Dimmi, o Nume, ove sta? Dove s'aggira?
Dimmi se ancor respira?
Questo avanzo d'età, deh, fa che almeno,
trarre io possa sereno.
NEALA, ZAIDE e SACERDOTESSE
Chi fia? Chi mai sarà? Si strugge in pianto!
Al simulacro accanto!
NEALA
Qual tu sia, qui t'inoltra.
(Come quell'egro aspetto,
mi desta in appressarsi, ignoto affetto!)
ZARETE
(dopo di essere disceso al piano, e di aver fissato
attentamente il guardo sul vestibolo del tempio )
(Che miro! Ah, non m'illudo!)
Oh, vergini pietose, deh, mi dite,
è questo forse il bosco?...
NEALA
Sacro a Brama.
ZARETE
(Ahi, dove sconsigliato
spinsi le piante! Ahi, dove, tu Idamore,
il padre trascinasti?...
Di qui proscritto il paria,
se il Braman lo ravvisa,
morte riceve in dono
dal feroce Akebare! E un paria io sono!
Si fugga!...)
NEALA
E a che da noi, che men dovresti
temer, t'involi alto terror spirando?
ZARETE
Deh, credi, è il cor che ovunque il passo io mova
pace non mai rinvien, più duol ritrova!
NEALA
E la cagion?
ZARETE
Perduto ha un ben...
NEALA
Ti calma.
Il riavrai se da un mortal dipende.
ZARETE
Un solo il puote. Io lo sperai finora,
ma fra 'l pianto, e 'l lamento,
in van cittadi e... Qual marzial concento?
NEALA
(Ah! giunse l'idol mio!)
Scena quinta
Empsaele e detti.
NEALA
Che mai rechi Empsael?...
EMPSAELE
Nunzio son'io
ad Akebar del trionfal ritorno
d'Idamore...
Entra nel tempio.
ZARETE
(in disparte)
Idamor!
(a Neala)
Dimmi, de l'armi?
NEALA
É il primo duce.
ZARETE
E un lustro
or compie?
NEALA
In Balassor pervenne.
ZARETE
(E desso!)
NEALA
Ti è noto?
ZARETE
(rimettendosi)
Ah sì. M'è grato rivederlo...
NEALA
Compagne
n'andiam. (Trov'Idamore al loco usato
il simbolico intreccio, e apprenda in quello
il voler d'Akebare,
non men che il mio pensier!)
ZAIDE
Si torni all'are.
Neala, Zaide, e le Sacerdotesse si ritirano. Appena
Zarete rimane solo, dandosi in preda alla gioia:
ZARETE
Il figlio è qui!
Io lo vedrò?
In questo dì!
Lo abbraccerò?...
Ah no, che il core
non regge in petto!
Maggior diletto
bramar non sa!
E tanta gioia
in tal momento,
ogni tormento
scordar mi fa!
Parte.
Parte esterna del tempio di Brama, circondata di
monumenti sepolcrali.
Scena sesta
Idamore venendo dalla città si avanza con precauzione.
IDAMORE
Là dove al ciel si estolle
per mille e mille ripetute grida,
di plausi adorno d'Idamore il nome,
stupido il cor parca di vita privo!
Qui dove il salce su l'avello piange,
e de le tombe il sol silenzio regna,
palpita in sen, tutto divampa, e m'arde!
Sì: più che onor d'impero,
puote forza d'amor! Delizia porge!
Come vaghe a me rende
quelle soglie ove tragge il dì Neala!
Caro quel marmo in cui ripor solea
i suoi pensieri! Io mi vi appresso, e intanto
di gioia il ciglio dolce versa un pianto.
(si appressa ad una colonnella, trovata una ghirlanda
la svolge, e trattone un foglio legge)
"Brama scioglie i miei voti.
Sposa me dona il padre ad un che ignoro.
Ma fida a te son'io
senza poter vederti, io moro. Addio."
(gli cade il foglio di mano e rimane colpito)
Lontano, più l'amai...
Pugnando, a lei pensava...
Ferito, io la chiamava...
Vinceva, e lei vedea...
Gloria, poter, trofei,
mentre recava a lei...
a lei... soltanto... a lei...
la perdo, e mia non è!...
Ma no, non v'ha, o Neala,
chi possa a me involarti!
Non v'ha chi per ritrarti
donde sepolta sei,
s'opponga a' passi miei,
osi arrestarmi il piè!
Fin dove sorgono
i sacri altari,
se pur ti avessero
in braccio i Numi,
da lor disvellerti
io ben saprò!
E ognor sorridere
a me d'accanto
vedrò que' lumi,
per cui quest'anima
i primi palpiti
d'amor provò.
Ma chi è colui?... Nel manto il volto asconde!
E con cammin sospeso
il passo avanza, e 'l guardo torna indietro!
Scena settima
Zarete e detto.
Zarete coprendosi il mento, giunge, e in vedere Idamore:
ZARETE
(Possibil mai! Qui solo!)
IDAMORE
(S'arresta!)
ZARETE
(avvicinandoglisi)
(Oh, sorte!)
IDAMORE
(A me s'appressa.)
ZARETE
(È il figlio!)
IDAMORE
Stranier, che cerchi?
ZARETE
De' guerrieri il duce
IDAMORE
Ciel! Qual voce!
ZARETE
(proseguendo)
Idamor...
IDAMORE
Fia ver?
ZARETE
(scoprendosi il volto)
Te stesso.
IDAMORE
Padre?
ZARETE
Il ravvisi?...
IDAMORE
Oh, gioia! Oh, me beato!
Deh stringimi al tuo sen...
ZARETE
(è per abbracciarlo, poi respingendolo)
Ti scosta ingrato!
IDAMORE
Mi fuggi?
ZARETE
(guardando le vestimenta del figlio)
Oh, Numi, e mi serbaste in vita,
perch'io di duol morissi
nel rimirarlo sotto spoglia infida!
IDAMORE
M'odi...
ZARETE
Snuda quel ferro parricida.
(scoprendosi il petto)
Qui, in questa ch'hai pur anco sul tuo petto
di Paria impronta, vibralo.
E al gran Braman lo reca
con feroce sorriso,
tutto del sangue di tuo padre intriso!...
IDAMORE
Che parli mai? Deh, credi,
opra del mio valore
armi e vesti cangiò, ma non il core!
ZARETE
E le stragi che un giorno i sacerdoti
qui fèan, volendo noi
dal Nume maledetti, e ch'io narrate
ognor t'avea, ché spettator men fui,
potevi obblìar?...
IDAMORE
Le rammentava, e tutto
vinse il desìo di contemplar d'appresso
questa cittade, e nelle pelli avvolto,
te lasciando pervenni in Balassorre.
Il Lusitan guerra movea. M'offersi
a battagliar. Pugnai.
E al par della vittoria or or compiuta,
salvando l'Indostano,
de l'armi ognun m'elesse allor sovrano.
ZARETE
No. Tutto obbliavi...
IDAMORE
Ah, ch'io tornar volea!
ZARETE
Mentisci.
IDAMORE
E amor...
ZARETE
Amor!...
IDAMORE
Perdona… È rea
anch'ella per me sol…
ZARETE
Rea! Narra? Svela.
Chi osavi amar?
IDAMORE
(perplesso)
Donzella...
ZARETE
Prosegui.
IDAMORE
Ch'or da fare...
ZARETE
Finisci!
IDAMORE
É sciolta...
ZARETE
E 'l padre suo?...
IDAMORE
Che chiedi?...
ZARETE
(prendendolo per mano)
Impallidisci? Tremi? Qual sospetto!
Parla. Sarebbe mai?
IDAMORE
Chi... su l'altare...
de' sacerdoti è il pri...
ZARETE
Stelle! Akebare!
D'un Akebar la figlia!
D'un inimico acerrimo!
Che l'aura fe' vermiglia
del sangue tuo medesimo?...
Quanto di più tormento
da l'uom crear si può!
Tanto quel solo accento
a darmi appien bastò!
IDAMORE
Ed è mai forse rea
un'innocente vergine,
ahi, sol perché nascea
di genitor colpevole?
Quanto Akebar veleno
nel core aver si può!
Tanta Neala in seno
virtude ognor serbò!!
IDAMORE
Dono del Cielo è questo,
e non de l'uom favor!
ZARETE
Ahi, stolto!
(per andare)
Ormai decisi!...
IDAMORE
Padre?...
ZARETE
Tal fui finor.
Là in quelle sacre mura,
altri ieri diede
amor!... Là...
S'ode uno squillo dall'interno del tempio.
Ma qual suon? Quali voci?...
IDAMORE
Del priego è l'ora...
ZARETE
(inginocchiandosi)
Ah, Nume...
AKEBARE, BRAMANI e SACERDOTESSE
(dal tempio)
Salvi, o Nume e ognor difenda
la tua spada, lo stuolo prediletto,
la tua folgore tremenda,
piombi, e cada sul paria maledetto.
ZARETE
(sorto in piedi, e preso per mano il figlio)
Udisti? Esulta!
Ad invocar lo scempio
di stirpe inulta
non vai tu pur nel tempio?...
Tu delle squadre
primo e supremo duce!
Sovra tuo padre,
su chi ti diè la luce,
l'empio anatema...
IDAMORE
Taci! Né onor, né trono
virtù in me scema!
Ancor quell'io mi sono
che sempre odiai
questa de' Numi prole!
S'io t'obbliai,
non più rivegga il sole!
ZARETE
Seguimi, adunque...
IDAMORE
E vuoi?...
ZARETE
Trarti da un'empio suolo!
Indugi?...
IDAMORE
Ahi, duro cenno!...
ZARETE
Risolvi.
IDAMORE
(fra se)
(Oh pena! Oh duolo!
Lascerò colei che adoro?
Che a me visse ognor fedele?
Ahi, per esser sì crudele
non dovrei più core aver!
Dirle almeno io sol desìo
qual destino a lei m'invola;
una sola estrema volta
io la bramo almen veder!)
ZARETE
Veggo ben che più del padre,
caro estimi un folle orgoglio!
Vivi all'ombra pur del soglio,
godi in grembo del poter!
Moribondo nel deserto
cercherà tuo padre il figlio!
Ed il figlio in quel momento
non potrà nemmen veder!
IDAMORE
M'ascolta...
ZARETE
Ebben?
IDAMORE
Ti seguo
ma...
ZARETE
Parla.
IDAMORE
Ove di piante
più folto è il bosco, in breve
m'avrai...
ZARETE
No in quest'istante...
IDAMORE
Deh, t'arrendi, e mi concedi,
ch'io le dica solo addio.
Ahi! se pure il labbro mio
a dir tanto arriverà!...
Poi fa' pur de' giorni miei
quel che più t'aggrada e vuoi,
sono tuoi, ma il fier dolore,
credi, a me li troncherà!
ZARETE
Tel concedo; ma rammenta,
che capace ancor son io
di dar fine al viver mio,
se tua fede mancherà;
e quel suolo che a te porge
de' mortali il fren supremo
fia l'estremo ch'io calpesto;
per me tomba diverrà!
Partono dividendosi.
Atto I
Atto II
Bosco come nell'Atto primo. Notte con luna.
Scena prima
Empsaele ed Akebare.
EMPSAELE
Discendi.
AKEBARE
Ed Idamor?
EMPSAELE
Qui tel vedrai.
Parte.
AKEBARE
Seggio d'impero! Sol tu puoi ridurmi
a tanto estremo! Io stesso
offerirgli la figlia!... Ma... sì... è desso.
Scena seconda
Akebare ed Idamore.
IDAMORE
Fra l'ombra de la notte,
e in questo loco, a sé Akebar mi chiede?
AKEBARE
Quell'Akebar, che tuo nemico credi.
IDAMORE
Quai detti!
AKEBARE
Or t'offre quanto di più caro s'abbia.
IDAMORE
Che mai?
AKEBARE
La figlia.
IDAMORE
(deponendo la sua dignità)
Tu?... Neala?...
AKEBARE
Ov'è pago il tuo core,
lei consorte a te rendo al novo albore.
IDAMORE
(stringendogli, e quasi baciandogli la mano)
Ah, che bramar potrei di più? < Tel sappi,
dà primi miei trionfi,
amore a lei m'avvinse,
quando del serto il crin sua man mi cinse! >
AKEBARE
A tanta pompa adunque
le schiere ancor fian pronte.
(Piegasti pur superbo a me la fronte!...)
Si ritira.
IDAMORE
Ei la figlia mi dona...
E il padre?... Ahi, lasso!... Per fuggir, m'attende.
Ch'io qui venia seppe Neala intanto...
Ed or la rivedrò? Che mai risolvo?
Ah sì... paria svelar mi deggio a lei...
e certo io son che allor meco Neala...
Scena terza
Idamore e Neala.
NEALA
Idamor? Sul tuo labbro era il mio nome?
Se il padre...
IDAMORE
(confuso)
Non temer, compie i tuoi voti.
NEALA
Che! Ti spiega?
IDAMORE
(freddamente)
Tuo sposo me destina.
NEALA
Ciel! Fia vero? Idamor? Sei mio? Tu taci!
Figgi lo sguardo al suol? Né il tuo sembiante
tanta scoperse mai
tristezza quanta or che mia destra avesti
ravvisarne mi è dato?...
IDAMORE
Neala?...
NEALA
Parla...
IDAMORE
É immenso
l'amor che per me nutri?
NEALA
E tu? Chieder mel puoi? Spenta financo
io sempre t'amerò,
più che t'amai finora,
s'è ver che s'ama oltre la tomba ancora.
IDAMORE
Né perché de' guerrieri il prence or sono m'ami?
NEALA
Amo Idamor. Del caso è l'opra
la tua grandezza, e di volubil sorte
schiavo è il grande. Virtude è sol tesoro,
ch'eterno vive. Io tua virtude adoro.
IDAMORE
Adunque tu pietade avrai pur'anco
de l'uom che per ventura
nacque di lor, che senza colpa alcuna,
a viver son costretti
miseri, erranti, dispregiati, abbietti!
NEALA
Di chi favelli mai?
IDAMORE
De l'infelice,
che al mondo i rai dischiuse,
e forza, non ragion dal mondo escluse!
NEALA
Cielo! Forse!...
IDAMORE
Del pa...
NEALA
Deh, taci, ah, taci!
Miseri noi se nel recinto sacro
la maledetta casta il piè volgesse!
Vedresti il ciel fosco, sanguigno farsi!
Spalancarsi il terreno,
e seppellirne entrambi entro 'l suo seno!
IDAMORE
È s'un di loro ignoto vien fra voi,
pugna, vince, trionfa,
e col proprio suo sangue il vostro salva?
NEALA
Svelandosi non mai
la vita in premio avria,
sempre trafitto egli cader dovria!
Io stessa, io stessa, me l'impone il Nume,
dargli morte dovrei,
se mel vedessi innanzi agli occhi miei!
IDAMORE
Un d'essi, ahi, pur s'aggira fra queste piante!
NEALA
(abbracciando Idamore)
Ah! ch'io nol vegga!
IDAMORE
Troppo
si tenne occulto. A te mostrarsi ei vuole.
Egli è già presso.
NEALA
(passando all'altro lato d'Idamore, ed afferrando il suo pugnale)
Ov'è?... L'altro tuo ferro meco unito brandisci. Feriamo!
IDAMORE
(gettandosi a suoi piedi)
Ebben: lo sposo tuo ferisci!
NEALA
(le cade il pugnale, rimane immobile, e senza guardarlo)
Ei stesso!!!
IDAMORE
A un culto barbaro il tuo consorte immola!
NEALA
Ah, fuggi, e i Numi s'abbiano
il sangue di me sola!
IDAMORE
Sangue gli Dei non bramano.
NEALA
Gli Dei non l'han prescritto?
IDAMORE
No: legge rea, tirannica, ne presta all'uomo il dritto!
NEALA
Vero fu il sogno! Involati... Ch'io porti altrove il piè.
IDAMORE
(sorge, e trattenendola, le prende la mano, e dice)
Parti? E un sol guardo ed ultimo
nemmeno aver da te?
La mano tua, deh, vedi;
or che concedi,
ch'io stringa al core di te sola amante;
non trema, si disserra,
manca la terra!
Non di sanguigne nubi il ciel si covre!
Né dal celeste regno
voce di sdegno
a noi parlò!
Non fulminò!
Tutta tranquilla e pura,
mira, è natura,
ve' come intorno è cheto ogni palmeto;
come financo arride,
e a me sorride
l'astro di notte con l'argenteo raggio.
E tu crudel soltanto
condanni al pianto
chi t'adorò?
Te sol'amò?
NEALA
Ahi, come a quell'accento,
svanire io sento
l'orror che di sua stirpe avea finora...
Ahi, che lasciarlo, oh Dio!,
no, non poss'io...
Assai soave in cor scende il suo detto!...
Non più. Di me disponi.
Che vuoi? Lo imponi
Sì. Tua sarò
con te vivrò.
IDAMORE
Tu? Mia?
NEALA
Tel giuro.
IDAMORE
Il sei,
ove compiuto il rito,
che a te mi rende unito,
meco fuggir...
NEALA
Fuggir!
IDAMORE
Nol puoi?...
NEALA
Che udii!
IDAMORE
Rimanti.
Io sol
(per andare)
NEALA
T'arresta
IDAMORE
E Spero?
NEALA
Vincesti!...
IDAMORE
Oh ciel! Fia vero?
Lo sposo tuo seguir!...
NEALA
Ahi, come non seguirti,
se il cor più mio non è...
IDAMORE
Ahi, quale, nell'udirti
contento io provo in me!
IDAMORE e NEALA
Sarai tu sempre, o cara/caro
il solo mio pensiero;
ognor dal tuo volere
il mio dipenderà,
e se fra le tue braccia
avvien che un giorno io mora,
bella la morte ancora
allor per me sarà!
IDAMORE
All'ara andiam mio bene,
amor ci annoderà!
NEALA
Su le deserte arene
amor ci guiderà!
Partono.
Antichissimo tempio diruto, e formato nell'incavo d'un
monte. Sui massi si scorgono scolpite le stragi de' paria.
Scena quarta
Zarete, infine Coro di sacerdoti.
ZARETE
Notte, ch'eterna a me parevi, eterna
a che per me non fosti?...
A tal ridotto or non sarei, che fuggo
la luce, e par ch'ella m'insegua ovunque!
Gente appressar mi parve,
e forza fu di nuovo uscir dal grembo
de la foresta, dove attesi indarno
il fi... No... Che mai dico!...
Il traditore! Il mio più fier nemico!...
Ma dov'io trassi il piede? Ove mi trovo?
Numi!!! Ahi, ben ti ravviso,
alla scolpita roccia,
recinto infame di delitti pieno!...
In dì sacrato a strage d'ogni Paria,
mel rammento, di qui con la consorte,
solo in fuggir trovai scampo alla morte!...
Quest'è il terren che bevve
per man sacerdotal sangue innocente!
Ahi, dì fatale! Ancor mi sei presente!
Qui pel figlio una madre gridava:
nol ferite! Me sola uccidete!
Là pel padre donzella esclamava.
Deh, salvatelo, e me trafiggete.
Pel germano la suora moriva;
per la sposa il consorte si offriva...
E spietato il Braman furibondo,
sordo al pianto, e col ferro alla mano,
di sangue avido e ognor sitibondo,
padre, figlio, consorte, germano,
sotto l'empio e sacrilego acciar,
esultava in vederli spirar!
CORO
(di lontano)
Mai fulgido così
l'aurato crin dal mar...
ZARETE
Alcun s'inoltra?... Ah sì...
fia d'uopo ognun schivar.
Zarete si nasconde dietro un masso. In questa andando verso il
tempio il coro de' sacerdoti, e recando la corona per Idamore, e
l'onda lustrale dice:
CORO DEI SACERDOTI
Mai fulgido cosi
L’aurato crin dal mar,
nel ricondurre il dì,
spiegò l'astro maggior.
Volgiamo al tempio il piè,
e voli ad annodar
indissolubil fé
Neala ed Idamor.
Si perdono di vista attraversando la scena.
ZARETE
Che intesi! Oh, cielo! E v'ha
maggior del mio martir?
Cotanta crudeltà
nel figlio discovrir!
Fra' nemici un Idamor
come mai poter gioir!
e spietato, il genitor
obbliare e fin tradir!...
Questa adunque o figlio ingrato,
dopo il corso di tanti anni,
spesi in lagrime ed affanni,
questa adunque è la mercé?
Ma se il padre abbandonasti,
e il rendesti disperato,
godi appieno o figlio ingrato,
lo vedrai spirarti al piè!
Il sacro, io varcherò
augusto limitar!
Me Paria svelerò
al barbaro Akebar!
Atrio maestoso, ed ombreggiato di palme. In fondo
l'interno del tempio di Brama cui si ascende per vasta
scalinata.
Scena quinta
Entra tutto l'esercito. E dall'interno del tempio
vengono i sacerdoti, e le sacerdotesse.
CORO
Brama, autor de l'universo,
che dal soglio etereo, augusto,
dolce speme inspiri al giusto,
ai colpevoli terror;
sol, che flutti, e prati, e selve,
monti, e piani, e valli mostri,
quando al mondo sciogli e mostri
la irradiante chioma d'or;
Gange, o tu che al guardo umano
il tuo nascere nascondi,
ed i campi ognor fecondi
col fuggente e ricco umor;
tutti, o Numi, qui scendete,
e avvincete in nodi immoti
i guerrieri, e i sacerdoti,
la beltade, ed il valor.
Scena sesta
Idamore e detti.
IDAMORE
Quanto di lieto qui sorride e brilla
al guardo mio divien tristo, funebre!
Invan mi trassi al designato loco
il padre ad avvertir, che di me donna
appena fusse d'Akebar la figlia,
giunto lo avrei!... Trascorsa l'ora ei vide,
e chi sa dove incauto il pie' rivolse!
Ei potria d'un sol detto
offrir de' suoi nemici al ferro il petto!
Oh pensier che d'orror m'invadi e ingombri!
Che non soffro per te, Neala... Oh, cielo!
Eccola, è dessa. Ahi, benda nuziale,
non sei tu quella...
che ferale per me atro ornamento!
Scena settima
Akebare con la figlia per mano, seguito da Bramani e detti.
AKEBARE
Di profanar tai sacrosante soglie
se ad un paria venisse il reo talento
cada trafitto, e vi rimanga spento.
NEALA
(Io l'ascolto e non spiro!)
IDAMORE
(Io temo e fremo!)
AKEBARE
Sacerdoti, guerrier, popoli, udite:
come Brama concesse ad uom Neala,
ognun lo apprese. Io la tribù de l'armi
elessi a darle sposo. E in lei prescelsi
quei che al trionfo la guidò: Idamore.
Obbedirmi ei giurò dinanzi al Nume.
Qui vien portata l'ara da' custodi.
E 'l serto vincitor mentre sul capo
ad imporgli discendo,
in un consorte a lui la figlia io rendo.
IDAMORE e NEALA
(inginocchiati innanzi all'ara)
Da sì caro e dolce istante,
che consorte a me tu sei,
a te sacro i giorni miei,
a te giuro eterna fé.
AKEBARE
Dal celeste e divo impero,
voi dell'Indo eterni Dei,
accogliete i voti miei,
che...
Scena ottava
Empsaele ansante e detti.
EMPSAELE
T'arresta...
AKEBARE
Oh, ciel! Perché?
EMPSAELE
Profanato è il rito!...
Un paria v'ha fra noi!...
Quadro analogo di sorpresa generale.
TUTTI
Gran Dio! Che orrore!
NEALA
(Idamore!)
IDAMORE
(Il genitore!)
AKEBARE
Dov'è mai?...
EMPSAELE
Sul limitar...
AKEBARE
L'uccidete...
EMPSAELE
É già qui tratto da' custodi...
Scena ultima Zarete tratto dal popolo e detti.
TUTTI
Oh, vista! Moia!
NEALA
(Lo straniero!)
IDAMORE
(Oh suol m'ingoia!)
TUTTI
Non s'indugi al trucidar!
Morte...
ZARETE
(subito)
Morte vogl'io.
Mi è d'uopo. Non la temo. Io la desio.
Ma tu, sommo bramano,
che in tanto errore avvolgi il core umano,
in che diverso sei
dai paria che tu vuoi proscritti, e rei?
Forse non abbiam noi
un sangue ne le vene al par di voi?
O pur vedesti mai
oscurarsi per noi del sole i rai?
Od arretrarsi il flutto,
e su la pianta inaridirsi il frutto?
Sei polve qual son'io,
tutti siam prole d'uno stesso Dio;
e s'eguale n'è il merto,
e 'l sacerdote e 'l figlio del deserto,
là nell'asilo eterno
eguale ognun sarà!
E tutti al sen paterno
il Nume accoglierà!
AKEBARE
(E un Dio gli porge ascolto!)
CORO
(Né crolla il tempio, e vi riman sepolto!
Non sorge orrenda face,
che spenga e incenerisca il labbro audace!
Maligno spirto è in lui,
ma in breve scenderà ne' regni bui!
Sotto il più fier tormento
la spoglia sua cadrà!
E sparsa in brani, il vento
gli avanzi sperderà.)
NEALA
(guardando Idamore)
(Ei trema! Impallidisce!
A lui parlar vorria, ma non ardisce!
Ei forse il conoscea!
E se quegli lo svela? Ahi, quale idea!
Vittima ei pur cadria!
E di Neala, oh, cielo, allor che fia!
Ah, sì. Quel ferro istesso,
che a me lo involerà,
vibrando ov'egli è impresso,
unirmi a lui saprà.)
IDAMORE
(La sua morte è sicura!
Qual tumulto in me desta amor, natura!
Deh, mi consiglia, o cielo,
parlo? Taccio? Mi scopro? O ancor mi celo?
In così rio periglio,
difesa può niegare al padre un figlio?
Ahi, che nel mentre il core
frenarsi più non sa!
Pur mi rammenta amore...
Aver di lei pietà!)
(appressandosi a Neala, e di soppiatto indicando Zarete)
(Salvalo.)
AKEBARE
(a Zarete)
Scellerato!
NEALA
(a Idamore)
Tu lo conosci!
IDAMORE
Assai.
ZARETE
(guardando Idamore)
(Fugge il mio guardo! Ingrato!)
AKEBARE
(alle guardie)
Quell'empio pera ormai!
NEALA
(gettandosi subito ai piedi di Akebare)
Deh... un... folle... ardir perdona...
Trionfi... in... te... pietà...
AKEBARE
Ed osi?... Oh, quale orrore!
Tu d'implorar?
ZARETE
(alle guardie)
Ferite!
IDAMORE
(alle stesse)
Fermate!...
AKEBARE
E tu... Idamore!
Olà, me solo udite.
Svenate!
IDAMORE
(facendosi scudo a Zarete, e gettando il ferro a piedi
delle guardie)
Ebben: svenate col padre il figlio...
TUTTI
Ah!!!
IDAMORE
Ma un sangue ch'io versai
la patria per salvar.
Pietade...
AKEBARE
Un paria mai
non può pietà sperar...
gli Dei v'han maledetti!
TUTTI
Ahi, mi si gela il Cor!
(A quei profani aspetti
a quei tremendi detti
io manco! Ahi, quale orror!)
AKEBARE
De la cittade tratti fuor le porte
s'abbiano atroce abbominevol morte!
Nel mentre Idamore e Zarete sono per esser condotti
fuori del tempio, Neala cerca unirsi al suo consorte, ma
vien trattenuta da Akebare.
ZARETE e IDAMORE
La morte di noi miseri,
fra stragi e tanti orrori,
ai tardi e colti posteri
il tempo additerà!
E legge così barbara,
scudo degli oppressori,
distruggeranno i popoli
de le future età.
NEALA
La benda ch'io mi lacero,
e premo nel terreno,
a tutti fia memoria,
d'amore e fedeltà!
E sciolto il crine, e pallida,
volando a morte in seno;
la tomba a lui serbandomi
il nodo eternerà.
AKEBARE
Morrai tu ancora, o perfida,
se spegnere non sai
l'amor che per un paria
è colpa ed empietà!
E fra l'eterne tenebre
il fallo piangerai,
fuggir vorrai dai reprobi,
ma tardi allor sarà!
ZARETE
Sommo Braman, v'è un Dio!
Paventa! A morte io vò!
IDAMORE
Parto, o Neala, addio,
mai più ti rivedrò!
NEALA
Teco bell'idol mio,
in breve io pur sarò!
AKEBARE
(Regno! L'impero è mio!
Di più bramar non so!)
TUTTI
Giorno sì fiero e rio
su l'Indo mai spuntò!
F I N E